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giovedì, marzo 31, 2005
Noia
La noia terrorizza l’uomo moderno, mentre non c’è nulla di più costruttivo e generoso che una giusta dose quotidiana di tempi morti, di istanti inerti, da soli o in compagnia. Octave lo ha capito: il vero edonismo è la noia. Solo la noia permette di godere del presente, ma tutti hanno l’obiettivo opposto: per divertirsi gli occidentali evadono attraverso la televisione, il cinema, internet, il telefono, i videogiochi o una semplice rivista. Fanno le cose ma non ci sono mai con la testa, vivono per procura, come fosse un disonore accontentarsi di respirare qui e ora. Quando ci si piazza davanti alla tv o a un sito interattivo, quando si parla al cellulare o si gioca alla Playstation, non si vive. Si è da un’altra parte rispetto a dove si sta. Forse non si è morti, ma neanche troppo vivi. Sarebbe interessante misurare quante ore al giorno passiamo altrove dall’istante. Altrove da dove ci troviamo. Tutte queste macchine ci rendono sempre meno presenti a noi stessi, e sarà sempre più complicato sbarazzarsene. Tutti quelli che criticano la società dello spettacolo hanno la tele in casa. Tutti i denigratori della società dei consumi hanno una Carta Visa. La situazione è inestricabile. Nulla è cambiato dai tempi di Pascal: l’uomo continua a fuggire la propria angoscia con il divertimento.
Tratto da “Lire 26.900”, Frédéric Beigbeder, Universale Economica Feltrinelli
mercoledì, marzo 30, 2005
Primavera
Non ce la faccio più, non resisto, davvero, implodo, sul serio, non respiro, se ci sei, mi blocco, se ti vedo, una statua, divento, basta un gesto, un movimento, uno sguardo, una risata, la tua mano che mi sfiora, per caso, e tutto comincia a rimbalzare dentro di me, confusamente, pensieri, emozioni, memorizzo, rivedo quando non ci sei, ragiono, sogno, fantastico, deliro, mi derido, sorrido, aspetto, il nulla, perché non succede nulla, perché non può succedere nulla, perché siamo insieme nella folla, perché non parlo, perché non mi senti, perché siamo fermi, io prigioniera della mia paura, tu, non so, mi intravedi appena, anche se qualche volta mi guardi e ti chiedi chi sono, lo so.
lunedì, marzo 21, 2005
Patroclo e la busta
- Che hai una busta ?
E’ il mio collega di stanza che si rivolge a me, gli manca sempre qualcosa
- Come ti serve ? Di carta, di plastica, piccola, grande, cosa vuoi ?
- Una busta ... di carta ...
- Grande ? Piccola ?
- Piccola
- Mi dispiace, piccola non ce l’ho
- Ah ... ma io devo portare queste carte all’ufficio del personale
- Portagliele ! Te la danno loro la busta
- Ah ... me la danno loro ?
- Si, te la danno loro
Silenzio, mi guarda attonito, lo guardo negli occhi e lo esorto
- Guardami Patroclo, leggi il labiale, l-a b-u-s-t-a t-e l-a d-a-n-n-o l-o-r-o
Lui annuisce, poco convinto, ma non osa contraddirmi, si siede alla sua scrivania, aspetta qualche minuto e poi mi chiede
- Ma tu lo hai già fatto ?
- Cosa Patroclo ?
- Sei andata all’ufficio del personale senza busta e te l’hanno data ?
Rispondo paziente, senza guardarlo
- Si Patroclo, l’ho fatto, e mi hanno dato una busta
Ancora silenzio. Dopo un po’, quando finalmente ho ripreso il filo di quello che stavo facendo, lui aggiunge
- Ma non si arrabbiano se vai senza la busta ?
- No, Patroclo, non si arrabbiano, perché dovrebbero ?
Non risponde, riprende il suo lavoro, cioè, io riprendo il mio lavoro, lui torna a consultare i grafici dell’andamento di Wall Street. Rientra un altro collega di stanza, e Patroclo questa volta si rivolge a lui
- Oreste, hai per caso una busta ?
- No Patroclo, non ho buste
- E non ti servono le buste ?
- No, non mi servono, perché ?
- Perché se ti servono possiamo andare insieme all’ufficio postale e comprare una confezione di buste in due, poi facciamo a metà, che ne pensi ? Non è una buona idea ?
Oreste è disorientato, ma conciliante
- Se vuoi ti accompagno, ma non le prendo, che me ne faccio ?
- Guarda che le buste servono sempre, prendiamole, dai !
- Senti, se vuoi ti accompagno più tardi, va bene ?
- Ma a me servono ora, devo portare queste carte all’ufficio del personale
- E perché non le porti così ? Te la danno loro la busta
- Ah ... davvero ?
- Si, certo, non c’è problema
- Non è che fanno storie ?
- Ma no, figurati !
- E tu lo hai fatto ?
- Si, l’ho fatto
- Tu devi andare all’ufficio del personale ?
- No, perché ?
- Perché se devi andare dal personale possiamo andarci insieme
- Forse devo andarci più tardi
- Fra quanto ?
- Non so, in mattinata penso
- Ah si ? Allora quasi quasi ti aspetto, che dici ? Si, facciamo così, ti aspetto e ci andiamo insieme
Oreste è rassegnato
- Va bene, Patroclo, come preferisci
Più tardi Oreste va dal personale, dimenticandosi completamente di Patroclo che al suo ritorno lo riprende, sofferente e deluso
- Ma come ! Ma non dovevamo andarci insieme dal personale ?
venerdì, marzo 18, 2005
Coca cola
Lei è molto emozionata, il ragazzo che le piace l’ha invitata a cena, a casa sua. Si è preparata a lungo e con cura, non sente più la stanchezza della lunga giornata di lavoro. Quando arriva lui le apre la porta su di un appartamento piccolo ma tirato a lucido e, dopo un rapido bacio, la invita ad entrare in salotto. Lei è rimasta in piedi un po’ imbarazzata, lui le ha preso il cappotto e le ha chiesto di aspettare – Non ti muovere da qui, le ha intimato. Lei non sa cosa pensare, forse una sorpresa. Lui torna con un lenzuolo bianco, lo stende sul divano e le dice - Ecco, ora se vuoi ti puoi sedere, e così si accomodano sul divano. Lui ci tiene ad avvisarla – Senti, te lo dico subito, così poi stiamo tranquilli. Mia madre sta poco bene, abita al piano di sopra, quindi stasera passerò a vedere come sta - Ma si, risponde lei, non ti preoccupare, certo. Lui sorride sollevato – Bene, cosa posso offrirti ? Un aperitivo, un succo di frutta, della coca cola ? Lei sceglie l’aperitivo e lui sparisce in cucina per tornare con un aperitivo ed una coca cola che appoggia sul tavolino. Cominciano a chiacchierare del più e del meno, come stai, cosa hai fatto oggi, hai sentito i nostri amici comuni. Lui si interrompe per dirle che sta per fare un salto dalla madre, lei annuisce, lui le accende la televisione e sparisce per un buon quarto d’ora durante il quale lei ha tutto il tempo di fare un po’ di zapping, di guardare il salotto piuttosto spoglio e di essere in ansia. Quando ritorna le dice preoccupato – Sai, non sta tanto bene mamma, ha trentasette e mezzo di febbre, alla sua età, insomma. Lui riprende a sorseggiare la coca cola e mentre appoggia il bicchiere questo gli sfugge di mano ed il liquido scuro si rovescia sul vetro del tavolino. Prima che possa scivolare sul tappeto lui si china rapido, appoggia le labbra sul ripiano e veloce aspira rumorosamente la coca cola, risucchiandola fino all’ultima goccia versata. Lei immobile non sa cosa fare - Vuoi che ti prenda un tovagliolino ? Gli chiede impacciata - Non no, dice lui, adesso ci penso io, schizza in cucina, torna con il rotolo di carta ed un prodotto ed armeggia a lungo per pulire ben bene tutto quanto. La cena semplice ed asettica si svolge piuttosto lenta, intervallata da un' altra assenza di lui per controllare lo stato di salute della madre. Fra una chiacchiera e l’altra le dice – Sai, quest’estate, se andiamo in vacanza insieme, non possiamo allontanarci troppo, non vorrei che a mamma succedesse qualcosa mentre non ci sono. Lei sorride tirata, è sulle spine, annuisce con poca convinzione. Fra i due comincia a calare il silenzio. Lui la incalza – Bene, allora ? Che mi dici ? E lei veramente non avrebbe voglia di dire più nulla, ma si adopera per mantenere viva una conversazione frammentaria. Coglie il pretesto dell’ennesima visita alla madre per annunciare rammaricata che è ora per lei di rincasare – Sai, domani mattina mi devo svegliare molto presto, e poi devo ancora portare fuori il cane. Lui sembra sollevato, si augurano la buona notte ed escono insieme dalla porta dell’appartamento, lui per salire e lei per scendere. Rientrando a casa in macchina pensa avvilita che l’idea della sua amica Elvira di andare in Grecia ad agosto non era affatto male.
giovedì, marzo 10, 2005
Chiacchiere da spogliatoio Le due ragazze sono molto vicine, parlottano a voce piuttosto bassa, io mi metto accanto a loro, non ci sono altri posti liberi, faccio comunque finta di niente. Una di loro è sconsolata - ... e insomma, è finita così, dopo dieci anni - ma si, hai fatto bene, al posto tuo avrei fatto la stessa cosa, ora non ti preoccupare, è solo questione di tempo - forse hai ragione tu, ma io non riesco a capacitarmi, è proprio vero che le persone non si conoscono mai - ma non ti sei mai accorta di niente ? - no ! mai ! assolutamente niente ! ti assicuro ! guarda, è una cosa incredibile, andava a meraviglia, ti dico, anche quando eravamo ... Tornano a bisbigliare, non sento più nulla, fino a quando l’altra non esclama stupita - no ! non è possibile ! - hai capito ? ... basta, va, non ci voglio pensare, ora ho anche altri problemi, c’è mia madre che non sta bene, si deve operare all’utero, capisci, per me è un altro shock, dopo tutto quello che ho passato a suo tempo per lo stesso motivo, non ci posso pensare ... - ma no, quanto mi dispiace, questa non ci voleva proprio, accidenti Sento un sospiro accorato, la sfortunata ragazza ormai è vestita, sta per uscire, si volta verso la comprensiva interlocutrice e dopo un istante di esitazione le chiede - Scusa, come hai detto che ti chiami ?
martedì, marzo 01, 2005
Spaccato generazionaleocchivispi – Sapete una cosa ? Mi fa tanta tenerezza pensare che i nostri figli vedranno gli stessi cartoni animati che abbiamo visto noi nella nostra infanzia. La Walt Disney, Biancaneve e i sette nani ...
annibale – Ma cosa dici ! Tu li hai visti, io no ! Io all’epoca avrò visto una versione sconosciuta ed in bianco e nero di Biancaneve. Pensa te, quando l’ho visto io Cucciolo non c’era. Capisci ? Cucciolo non era ancora nato !
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